Ordine degli educatori e pedagogisti, la legge ferma e ora rinviata al 2027
La proroga al 2027: un rinvio che indebolisce i servizi e lascia soli i cittadini più fragili
Ancora una volta, il Parlamento ha scelto di rinviare. Con l’approvazione della proroga dell’Ordine dei pedagogisti ed educatori al 31 marzo 2027, inserita nel decreto Milleproroghe, si allunga ulteriormente un’attesa che dura da anni. Per chi lavora ogni giorno in questo campo, la notizia ha il sapore amaro di qualcosa che si conosce già: l’ennesimo rinvio di un riconoscimento atteso da troppo tempo.
Questa non è una questione “di una categoria”. È un tema che riguarda **l’intero sistema dei servizi educativi e socio-educativi** e, di conseguenza, la tutela delle persone: bambini e adolescenti, famiglie, persone con disabilità, cittadini fragili, comunità territoriali che ogni giorno chiedono interventi competenti, continuità e qualità.
Una storia lunga, una pazienza messa a dura prova
La legge che istituisce gli Ordini delle professioni educative e pedagogiche esiste. È stata approvata, è in vigore. Eppure, tra proroghe e slittamenti, la sua piena attuazione continua a essere rimandata come se si trattasse di una questione secondaria. Non lo è.
Ogni proroga non è neutra: prolunga l’incertezza, rallenta la costruzione di riferimenti chiari e rinvia l’assunzione piena di responsabilità e standard condivisi. Quando mancano cornici operative stabili, a rimetterci non sono soltanto i professionisti. A rimetterci sono soprattutto i **servizi** — che faticano a programmare — gli **enti gestori** — che restano in un quadro incerto — e soprattutto i **cittadini** che hanno diritto a interventi educativi qualificati, verificabili e tutelati.
APP non si è fermata
APP ha aderito e promosso una campagna di mail bombing diretta ai parlamentari, insieme alle altre associazioni del settore. Migliaia di messaggi inviati, una pressione coordinata e civile, la dimostrazione concreta che la comunità professionale esiste, è organizzata e ha qualcosa da dire. Il Parlamento ha scelto di non ascoltare. È una scelta di cui prendiamo atto con rammarico, ma senza rassegnazione.
Vogliamo che chi non è ancora parte di APP sappia che questa è esattamente la differenza tra agire da soli e agire insieme. La forza di una voce collettiva non si misura solo nel risultato immediato — che in questo caso non è arrivato — ma nella capacità di essere presenti, riconoscibili e credibili nel tempo.
Una posizione condivisa con il mondo associativo
APP ha firmato il comunicato stampa unitario insieme ad altre dieci associazioni del settore — AIEP, AINSPED, ANIPED, AIPED, ANPE, CONPED, FEDERPED, MILLE e UNAPED, PEDIAS, UNIPED. Non si tratta di un gesto simbolico: è la scelta precisa di non muoversi come cani sciolti in un momento che richiede compattezza.
APP ha scelto di non muoversi da sola. Proprio perché questo problema è collettivo, la risposta deve esserlo altrettanto: la frammentazione indebolisce tutti e rende più facile ignorare la comunità professionale. Il mail boombing rivolto ai parlamentari c’è stato. È stato civile, coordinato e motivato. È stato, però, ignorato. Questo dato va ricordato non per alimentare rancore, ma per prendere atto di un punto: senza partecipazione organizzata e continuità di rappresentanza, la categoria — e con essa i servizi e i cittadini che ne hanno bisogno — rischia di restare invisibile.
Cosa chiediamo e cosa ci aspettiamo
Il comunicato firmato dalle associazioni è chiaro: esprimiamo **ferma e netta contrarietà** a qualsiasi ulteriore proroga. Non esistono più motivazioni tecniche che giustifichino un nuovo rinvio. Serve la piena attuazione della norma e l’avvio effettivo degli Ordini.
Continueremo a monitorare l’iter parlamentare e a farci sentire nelle sedi opportune. Invitiamo tutti i colleghi educatori e pedagogisti — in particolare chi non fa ancora parte di un’associazione professionale — a a riflettere su quanto sia importante essere rappresentati: la proroga dell’Ordine dei pedagogisti ed educatori non è un fatto tecnico, è una scelta politica che ha conseguenze reali.

